Benché in molte città italiane si possa trovare una via dedicata a Giovanni Acerbi (nipote prediletto del più famoso Giuseppe a cui è dedicato il Premio letterario, istituito dal Comune di Castel Goffredo nel 1993), e nonostante sin dalla scuola primaria venga ricordata ai ragazzi la sua figura a fianco di Garibaldi nella “Spedizione dei Mille”, a tutt’oggi non esiste alcuna biografia compiuta di questo personaggio che merita di figurare tra i protagonisti di primo piano del nostro Risorgimento.
L’Associazione Acerbi, seppur tardivamente, intende colmare questa lacuna e dar vita a un progetto finalizzato alla pubblicazione di una esauriente biografia, grazie alla quale venga alla luce e sia valorizzata la consistente documentazione sparsa negli archivi e nelle biblioteche d’Italia.
Giovanni Acerbi nacque a Castel Goffredo il 14 novembre 1825 e benché la sua vita sia stata troncata a soli 44 anni da un incidente di carrozza, non dal fuoco nemico in una delle tante battaglie cui partecipò in prima linea, visse da vero protagonista il suo tempo: il Risorgimento italiano.
Già a 22 anni, nel 1847, fu arrestato per alto tradimento a Pavia, dove frequentava la facoltà di giurisprudenza. Liberato durante le cinque giornate di Milano, nelle quali combatté sulle barricate, partecipò poi alla difesa di Venezia (1848-1849).
Fu probabilmente il principale promotore della congiura mazziniana del 1850-52, nota come Congiura di Belfiore. Si salvò dal patibolo riuscendo a fuggire in Svizzera.
Dai vari luoghi del suo esilio mantenne strette e continuate relazioni con Mazzini collaborando all’organizzazione dell’insurrezione milanese del febbraio 1853 e della spedizione di Pisacane del 1857.
Avvicinatosi a Garibaldi, prese parte nel 1860 all’impresa dei Mille nel ruolo di intendente generale della spedizione, affiancato in tale funzione da Ippolito Nievo. Tale incarico gli fu rinnovato anche in occasione della Terza guerra d'indipendenza italiana (1866), alla quale partecipò con il grado di colonnello.
Nel 1867 prese parte alla campagna garibaldina dell’Agro Romano che si concluse con la sconfitta di Mentana. Al comando di una colonna conquistò la città di Viterbo il 28 ottobre, vi proclamò la dittatura di Garibaldi e vi promosse il plebiscito per l'unione della città al Regno d'Italia.
Fu eletto deputato, militando nelle schiere della Sinistra storica, per il collegio di Lendinara nel periodo 1865-1867 e successivamente per quello di Gonzaga. In funzione di questo ruolo si trasferì quindi a Firenze, all’epoca capitale d’Italia e sede del Parlamento. Fu qui che una gangrena alla gamba, provocata da un incidente in carrozza, lo condusse a morte all’età di soli 44 anni.
La sua salma riposa ora nella tomba della famiglia Acerbi e sulla lapide campeggia la scritta:
«Uno dei Mille
Giovanni Acerbi
nato nel 1825 morto nel 1869
all’appello della patria
rispondeva sempre: presente.»
Nel 1917 la Regia Marina varò il cacciatorpediniere Giovanni Acerbi, della classe Sirtori, poi distrutto da un bombardamento aereo britannico, sul porto di Massaua, il 4 aprile 1941.
Nel 2011, in occasione del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, Castel Goffredo gli ha dedicato un annullo filatelico speciale e una cartolina commemorativa durante un convegno specializzato.